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Rete di scopo Bullismo e Cyberbullismo

                                          Rete di scopo per il bullismo e cyberbullismo

  • Dal 14 giugno 2021 l'I.I.S. "Ten vasc. Antonio Badoni" di Lecco è stato individuato come scuola capofila della rete di scopo provinciale per la prevenzione e contrasto del bullismo e cyberbullismo.

Il bullismo si può definire come una forma di violenza verbale, fisica e psicologica ripetuta e nel tempo e perpetuata in modo intenzionale da una o più persone (i “bulli”) nei confronti di un’altra (la “vittima”), al fine di prevaricare e arrecare dannoI principali aspetti che permettono di definire un episodio di violenza come bullismo sono:

  • intenzionalità: gli atti aggressivi sono finalizzati ad arrecare un danno alla vittima;
  • persistenza: gli atti dei bulli perdurano per settimane, mesi o anni, non è quindi un singolo atto di violenza comparso durante un episodio di rabbia o di conflitto tra bullo e vittima;
  • asimmetria nella relazione: vi è uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce;
  • la vittima non è in grado di difendersi e teme vendette o ritorsioni nel caso denunciasse gli episodi di bullismo.

Il cyberbullismo è il termine che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante la rete.

Secondo la legge n.71/2017 per  «cyberbullismo»  si  intende qualunque  forma  di  pressione,  aggressione,   molestia,   ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento  illecito  di  dati personali in danno  di  minorenni,  realizzata  per  via  telematica, nonchè la diffusione di contenuti on line aventi  ad  oggetto  anche uno o  più  componenti  della  famiglia  del  minore  il  cui  scopo intenzionale e predominante sia quello di  isolare  un  minore  o  un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco  dannoso, o la loro messa in ridicolo.

Il termine cyberbullismo fu coniato dall’educatore canadese Bill Belsey già nel 2002, e venne poi ripreso nel 2006 da Peter K. Smith e collaboratori che proposero una definizione di cyberbullismo molto legata al concetto di bullismo “tradizionale”: il cyberbullismo è “un atto aggressivo e intenzionale, condotto da un individuo o gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel corso del tempo contro una vittima che ha difficoltà a difendersi” (Smith et al., 2008).

Il cyberbullismo non si manifesta in contatto diretto, faccia a faccia: il bullo non è una presenza fisica (anche se costante, per la vittima), ma un nickname. Ciò favorisce una mancanza di visibilità: il bullo elettronico approfitta di una sorta di maschera virtuale. Sarà quindi molto più difficile per la vittima rintracciarlo nella grande rete web. Un altro aspetto del cyberbullismo è che esso non lascia pace a chi è preso di mira. Nemmeno tra le mura domestiche. Mentre i bulli non possono penetrare nella sicurezza di una dimora, il bullo elettronico trova terreno fertile anche in questa zona personale e intima della vittima, la quale ovviamente svilupperà ancora più insicurezza e fragilità.

Rispetto al bullismo tradizionale nella vita reale, l'uso dei mezzi informatici e le piattaforme social conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche proprie:

  • Anonimato del molestatore: in realtà, questo anonimato è illusorio: ogni comunicazione elettronica lascia sempre delle tracce. Per la vittima, però, è difficile risalire da sola al proprio molestatore; inoltre, a fronte dell'anonimato del cyberbullo, informazioni molto spiacevoli cose sul conto della vittima possono essere inoltrate a un ampio numero di persone.
  • Difficile reperibilità: se il cyberbullismo avviene via SMS, messaggistica istantanea o mail, o in un forum online privato, ad esempio, è più difficile rintracciarlo e rimediarvi.
  • Indebolimento dei divieti: le due caratteristiche precedenti, abbinate con la possibilità di essere "un'altra persona" online (identità falsa) possono indebolire la percezione della gravità del gesto: spesso la gente fa e dice online cose che non farebbe o direbbe nella vita reale.
  • Assenza di limiti spaziotemporali: mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici (ad esempio in contesto scolastico), il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo (WhatsApp, Facebook, Twitter, Snapchat, blogs, ecc.

La LEGGE n.71/2017 sulla PREVENZIONE E IL CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO, attribuisce alle istituzioni scolastiche, al Miur e ai suoi uffici periferici (UU.SS.RR.), nuovi compiti e nuove responsabilità.

«È prioritaria la tutela assoluta della potenziale vittima, in termini di attenzione agli indicatori, prevenzione delle situazioni di vittimizzazione (indicatori di segnale di sofferenza e/o attacco dell’aggressore) e supporto e riservatezza assicurati alla vittima da parte della rete di adulti. Bisogna inoltre tutelare la salute psicofisica della vittima evitando di attuare forme di “vittimizzazione secondaria”. È doveroso ricordare che l’aggressore (bullo, cyberbullo) dovrà rispondere dell’azione compiuta sempre e comunque in termini di legge e nei modi che le istituzioni preposte e la scuola decideranno di attuare secondo i principi della corretta convivenza e relazione tra coetanei». (Linee di Orientamento per la prevenzione e il contrasto del Bullismo e Cyberbullismo - aggiornamento 2021)

In sintesi i principali punti innovativi delle Linee di Orientamento 2021 rispetto alla versione precedente del 2017 che si offrono alle scuole italiane di ogni ordine e grado :

 Indicazione di strumenti utili e buone pratiche per contrastare i fenomeni del bullismo e cyberbullismo

 Focus sul Progetto Safer Internet Centre-Generazioni Connesse;

 Analisi degli aspetti relativi alla formazione in modalità e-learning dei docenti referenti (Piattaforma ELISA - E-learning degli Insegnanti sulle Strategie Anti bullismo);

 Indicazioni di procedure operative per elaborare azioni efficaci, individuate a loro volta, in “prioritarie” e “consigliate”;

 Possibili modelli di prevenzione su più livelli (universale-selettiva e indicata) ed esempi di implementazione degli stessi;

 Invito a costituire Gruppi di Lavoro (Team Antibullismo e Team per l’Emergenza) a livello scolastico e territoriale, integrati all’occorrenza da figure specialistiche di riferimento, ricorrendo ad eventuali reti di scopo;

 Suggerimenti di protocolli d’intervento per un primo esame dei casi d’emergenza;

 Ricognizione delle iniziative e impegni degli organi collegiali e del personale scolastico;

 Uso di spazi web dedicati sui siti scolastici istituzionali in ottica di diffusione e rilancio della cultura del rispetto dell’altro;

 Appendice con modello fac-simile di segnalazione di reato o situazioni di rischio ad altri organi competenti. 

                            

                         PATENTE DELLO SMARTPHONE

                                                                               

* Foto (fonte www.corriere.it)

 

Target - Classi I della scuola secondaria di I grado. Gli studenti ottengono il diritto a tale riconoscimento dopo coerente formazione e superamento di test specifico; i genitori saranno invitati a sottoscrivere apposito patto sociale.

  • attività volte allo sviluppo di iniziative di sensibilizzazione sui temi della comunicazione e del linguaggio non ostile;
  • attività per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo;
  • attività per la promozione dei principi generali della cittadinanza attiva e consapevole e rivolte alla valorizzazione della cultura della legalità;

ABSTRACT PROGETTO

Con la “patente dello smartphone”, si promuovono percorsi per l’acquisizione e sviluppo delle competenze sull’uso responsabile dei devices e del web, aumentando le conoscenze degli insegnanti e degli studenti riguardo le potenzialità e i pericoli (cyberbullismo) dei media digitali. La “patente” verrà rilasciata alle ragazze e ai ragazzi che si impegnano formalmente, di fronte alla comunità educante, ad un uso responsabile dello smartphone. Il progetto si inserisce trasversalmente nelle azioni dell’insegnamento Educazione civica, come esercizio di cittadinanza digitale.

DESCRIZIONE PROGETTO

L’avvento delle nuove tecnologie digitali ed il loro impatto sulla vita e le relazioni non possono essere ignorati nei suoi significati, nelle sue potenzialità e, purtroppo, nei suoi rischi ormai patrimonio della ricerca sociologica, statistica e psicologica.

Marc Prensky poco più di 10 anni dopo i suoi assunti di “nativo digitale” e di “immigrato digitale”, rivide (2011)le sue ipotesi di ricerca osservando come, anche tra i cosiddetti nativi digitali, ci si trovi di fronte a tre distinte categorie di utilizzatori : i sapienti digitali (Wisdom); gli smanettoni (Skilness) e gli stupidi digitali (Stupidity). I digital skilnees hanno “familiarità” con gli strumenti e gli ambienti, inseguono le novità e le mode, non conoscendo i linguaggi propri delle comunicazioni in remoto; i digital stupidity si “muovono” nella rete come “sprovveduti”. Non calcolando gli effetti delle proprie azioni, mancano di senso critico, e non valutano il grado di responsabilità dei propri gesti virtuali.

Le vite, i processi di crescita e il tempo delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi sono dominate dalla dimensione digitale: le giornate sono scandite da un controllo costante della propria identità online. Da ricerche molto recenti (Skuola.net) sulle iperconnessioni, condotta su un campione di 23.166 persone, di età compresa gli 11 e i 26 anni, si rileva come “tra gli 11 e i 14 anni, un terzo è connesso oltre 10 ore al giorno”; ed ancora, “in media, il 32,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 26 anni è online tra le 4 e le 6 al giorno. Ma c’è chi va ben oltre: più del 17% del campione resta connesso tra le 7 e le 10 ore. E il 13% supera addirittura le 10 ore”.

Comunicare in rete rispettando le persone, le loro “differenze”, le “fragilità” diventa spesso esperienza “scivolosa”, non prevedibile e non prevista nelle sue conseguenze.

La vita offline però non è uguale a quella online: solo nella prima si utilizzano tutti i sensi, si attivano meccanismi psicofisici diversi…la capacità di provare sentimenti ne risente (…) perché emozione e sentimento non solo la stessa cosa. La prima è frutto di un momento, mentre il secondo richiede tempo, intuito, capacità di coltivare la relazione e di farla crescere” (Lavenia).

Non è possibile tornare indietro, e l’importanza dell’educazione all’uso delle tecnologie e dei devices è determinante per la costruzione dell’identità, insieme a quegli essenziali riferimenti “sociali” che si costituiscono attraverso le parole e i gesti in rete.

É necessario utilizzare gli strumenti tecnologici con una consapevolezza diversa monitorando e riconoscendo quelli che sono gli effetti di un uso non regolamentato, educato e non empatico di questi mezzi, come accade analogicamente nel reale dove affianchiamo i minori a considerare i pericoli con gli opportuni riferimenti. Il web in assenze di consapevolezze ed elementi conoscenza espone a pericoli situazioni già fragili, ed è lo spazio dove lasciamo più soli i nostri ragazzi!

È del tutto evidente, dai numerosi casi di cronaca, che il livello di consapevolezza che i minori hanno dello strumento-smartphone ormai fruito senza soluzione di continuità di giorno e di notte (vamping) sia affatto inadeguato e pericolosamente esposto a rischi.

Il tema è determinante sia in termini di sanità pubblica che educativo-sociali coinvolgendo il mondo della scuola (impegnata nei temi trasversali da quest’anno dell’educazione civica) e l’intera comunità educante.  Molti genitori a loro volta, nel decidere o meno di regalare lo smartphone al proprio figlio, si domandano quale potrà esserne l’uso e quali le conseguenze; quale sia l’età “giusta”, quali possano essere le regole ed i limiti di utilizzo. Spesso non riescono a darsi una risposta e si trovano smarriti e senza riferimenti.

Da qui l’idea di costruire (proseguendo esperienze di successo!) un percorso educativo che porti ad una maggiore consapevolezza dell’uso e ad una maggiore responsabilizzazione, accanto al bisogno di “significare un passaggio di status” che va atteso e guadagnato, in maniera simile a quanto avviene con lo scooter o la moto.

Per ottenerlo e potere liberamente circolare è infatti necessario conoscere il codice della strada e superare un esame.

L’elemento educativo di un test-esame rappresenta un importante elemento educativo, il fatto cioè che non tutto sia “dovuto”. Il patentino per lo smartphone sarà consegnato dopo avere partecipato al corso tenuto dall’insegnante (a sua volta formato); superato uno specifico esame ed avere quindi sottoscritto con la propria famiglia un “contratto” a responsabilità condivisa. Questo a significare la partecipazione della famiglia ad una alleanza operativa a tutela dei ragazzi con mondo della scuola, forze dell’ordine, salute pubblica, volontariato

Il concetto di fondo è uno: lo smartphone è in prestito e come la patente può essere ritirato se ci si comporta male. Bisogna imparare a usare lo smartphone e il web senza essere usati da loro, avendo sempre la possibilità di chiedere aiuto.

Ma non solo:

  • Offriamo a tutti gli studenti una formazione significativa sui temi legati alla cittadinanza digitale consapevole, coinvolgendo i genitori, per realizzare un patto intergenerazionale al centro della comunità educante.
  • Rendiamo consapevoli studenti e famiglie rispetto ai pericoli (cyberbullismo, adescamenti, sexting, pedopornografia, tutela della privacy…) e alle opportunità della rete con attenzione alla sicurezza e al benessere
  • Certifichiamo competenze specifiche soprattutto nella percezione dei rischi e rispetto alla costruzione di una identità digitale in grado di tessere relazioni corrette nel web.
  • Mettiamo a conoscenza dei diritti e dei doveri riguardo la rete della popolazione di minore età fenomeni più diffusi come le prevaricazioni in rete) e delle implicazioni di responsabilità della famiglia e degli operatori della scuola in relazione al nostro ordinamento e alle convenzioni internazionali.
  • Realizziamo una formazione volta al benessere in rete, rispetto anche all’abuso della tecnologia (dipendenza da internet, gaming disorder, videogioco compulsivo…).

 

                                                    

 

 

 

    

 

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