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Bullismo e Cyberbullismo

Il bullismo si può definire come una forma di violenza verbale, fisica e psicologica ripetuta e nel tempo e perpetuata in modo intenzionale da una o più persone (i “bulli”) nei confronti di un’altra (la “vittima”), al fine di prevaricare e arrecare dannoI principali aspetti che permettono di definire un episodio di violenza come bullismo sono:

  • intenzionalità: gli atti aggressivi sono finalizzati ad arrecare un danno alla vittima;
  • persistenza: gli atti dei bulli perdurano per settimane, mesi o anni, non è quindi un singolo atto di violenza comparso durante un episodio di rabbia o di conflitto tra bullo e vittima;
  • asimmetria nella relazione: vi è uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce;
  • la vittima non è in grado di difendersi e teme vendette o ritorsioni nel caso denunciasse gli episodi di bullismo.

Il cyberbullismo è il termine che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante la rete.

Secondo la legge n.71/2017 per  «cyberbullismo»  si  intende qualunque  forma  di  pressione,  aggressione,   molestia,   ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento  illecito  di  dati personali in danno  di  minorenni,  realizzata  per  via  telematica, nonchè la diffusione di contenuti on line aventi  ad  oggetto  anche uno o  più  componenti  della  famiglia  del  minore  il  cui  scopo intenzionale e predominante sia quello di  isolare  un  minore  o  un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco  dannoso, o la loro messa in ridicolo.

Il termine cyberbullismo fu coniato dall’educatore canadese Bill Belsey già nel 2002, e venne poi ripreso nel 2006 da Peter K. Smith e collaboratori che proposero una definizione di cyberbullismo molto legata al concetto di bullismo “tradizionale”: il cyberbullismo è “un atto aggressivo e intenzionale, condotto da un individuo o gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel corso del tempo contro una vittima che ha difficoltà a difendersi” (Smith et al., 2008).

Il cyberbullismo non si manifesta in contatto diretto, faccia a faccia: il bullo non è una presenza fisica (anche se costante, per la vittima), ma un nickname. Ciò favorisce una mancanza di visibilità: il bullo elettronico approfitta di una sorta di maschera virtuale. Sarà quindi molto più difficile per la vittima rintracciarlo nella grande rete web. Un altro aspetto del cyberbullismo è che esso non lascia pace a chi è preso di mira. Nemmeno tra le mura domestiche. Mentre i bulli non possono penetrare nella sicurezza di una dimora, il bullo elettronico trova terreno fertile anche in questa zona personale e intima della vittima, la quale ovviamente svilupperà ancora più insicurezza e fragilità.

Rispetto al bullismo tradizionale nella vita reale, l'uso dei mezzi informatici e le piattaforme social conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche proprie:

  • Anonimato del molestatore: in realtà, questo anonimato è illusorio: ogni comunicazione elettronica lascia sempre delle tracce. Per la vittima, però, è difficile risalire da sola al proprio molestatore; inoltre, a fronte dell'anonimato del cyberbullo, informazioni molto spiacevoli cose sul conto della vittima possono essere inoltrate a un ampio numero di persone.
  • Difficile reperibilità: se il cyberbullismo avviene via SMS, messaggistica istantanea o mail, o in un forum online privato, ad esempio, è più difficile rintracciarlo e rimediarvi.
  • Indebolimento dei divieti: le due caratteristiche precedenti, abbinate con la possibilità di essere "un'altra persona" online (identità falsa) possono indebolire la percezione della gravità del gesto: spesso la gente fa e dice online cose che non farebbe o direbbe nella vita reale.
  • Assenza di limiti spaziotemporali: mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici (ad esempio in contesto scolastico), il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo (WhatsApp, Facebook, Twitter, Snapchat, blogs, ecc.

La LEGGE n.71/2017 sulla PREVENZIONE E IL CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO, attribuisce alle istituzioni scolastiche, al Miur e ai suoi uffici periferici (UU.SS.RR.), nuovi compiti e nuove responsabilità.

Approfondimenti (https://cyberbullismo.wordpress.com/2017/05/26/legge-cyberbullismo-chi-fa-che-cosa-la-scuola/

In occasione del Safer Internet Day (SID) / 9 febbraio 2021, giornata mondiale per la sicurezza in Rete, con il principale obiettivo di stimolare riflessioni tra le ragazze e i ragazzi sull’uso consapevole della rete, è stato messo in rete il blog www.leparolecheoffendono.wordpress.com. L'obiettivo del blog è quello di sensibilizzare e informare riguardo i fenomeni dell’Hate Speech, con un focus sugli stereotipi e le discriminazioni di genere.

#leparolecheoffendono

  • I lavori, i testi e le iniziative di podcasting sono realizzati da due classi dell’I.I.S. “S. Ten. di Vasc. Antonio Badoni” di Lecco coordinati dal prof. Biagio Di Liberto; offrendosi come laboratorio di cittadinanza digitale a tutte le classi, il blog inaugura un tavolo di lavoro permanente, anche per gli anni futuri, riguardo i fenomeni dolorosi e pervasivi della rete e delle “parole di odio” online (hate speech).

Segnaliamo anche le pagine social riguardo i temi del cyberbullismo e della violenza della rete gestite dal Centro nazionale di documentazione sul cyberbullismo

    

Dal 14 giugno 2021 è individuato, per la provincia di Lecco, il progetto di rete di scopo candidato dalla IIS S. TEN.VASC. "Antonio Badoni" Lecco, in qualità di scuola capofila.

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